Mette droga nel giardino del cliente per incastrarlo. Chiesto processo per mamma spaccio e due figliocci
· di Andrea

Aveva deciso di punire il suo cliente, facendogli nascondere dai suoi collaboratori la droga nel giardino della sua abitazione di Introdacqua ma era intercettata. Protagonista della vicenda è mamma spaccio, la 53enne di Pettorano sul Gizio finita dietro le sbarre per aver gestito il traffico di sostanze stupefacenti tra Sulmona e Pettorano sul Gizio. La donna, assieme a un 33enne residente a Pettorano e un 56enne di Sulmona, rischia di finire sotto processo per calunnia. Al termine delle indagini preliminari, la procura della Repubblica ha chiesto per i tre imputati il rinvio a giudizio. I fatti risalgono al 24 luglio dello scorso anno quando, dopo aver intuito che un giovane di Introdacqua l’aveva “tradita” con i carabinieri, riferendo a questi ultimi di aver acquistato un grammo di coca dalla sua abitazione, ha escogitato il piano della vendetta. Ha infatti affidato al 56enne trenta grammi di cocaina e un bilancino di precisione per occultare la sostanza nel giardino del suo cliente. Il 56enne a sua volta aveva convinto il 33enne a presentare una falsa denuncia alla caserma dei carabinieri di Pettorano sul Gizio. “Andate a casa di quel giovane. Nasconde la droga nel giardino” aveva detto il 33enne ai carabinieri che avevano recuperato lo stupefacente senza arrestare il giovane dal momento che la 53enne era sottoposta a intercettazioni ambientali. Il 33enne aveva poi ritirato la denuncia, riferendo ai carabinieri che di aver denunciato il giovane introdacquese per aver accumulato un credito di duemila euro con quest’ultima. Per i tre arriva il conto della giustizia. Secondo il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona Edoardo Mariotti, in concorso tra loro, avrebbero simulato tracce di reato pur sapendo innocente il giovane. Da qui la richiesta di processo per calunnia.
Un ulteriore tassello che si inserisce nella vicenda di mamma spaccio, accusata di aver effettuato 640 cessioni di droga in cinque mesi, avvelendosi della collaborazione di nove persone tra cui figli e assistente domestica. Dallo scorso 26 marzo la donna si trova dietro le sbarre del carcere di Chieti.
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